Leo Messi, banalità di un addio
Senza emozionare

Leo Messi, banalità di un addio
Senza emozionare
Leo Messi, banalità di un addio
Senza emozionare
Non sparate sul fuoriclasse.
Siamo onesti, è troppo facile criticare Leo Messi, transitato agilmente in 24 ore dal diluvio di lacrime a Barcellona ai sorrisi all’arrivo a Parigi. Un po’ poco in ogni caso, figurarsi nell’era dei social e dei meme.
Sia chiaro, in questa faccenda non esistono santi e demoni.
Il Barcellona non vedeva l’ora di liberarsi del suo faraonico contratto e l’aiuto indiretto arrivato dalle regole economiche della Liga è stato accolto a braccia apertissime da un club soffocato dai debiti.
Quanto a Messi, nessuno ha il diritto di dubitare del suo sincero affetto nei confronti della squadra che lo adottò preadolescente, permettendogli di diventare il più forte giocatore al mondo.
È un fatto, al contempo, che questo non lo abbia frenato oltre le sopracitate 24 ore, quando si è trattato di scegliere fra cuore e portafoglio. È il calcio, bellezza e non solo di oggi.
Di idoli passati con disinvoltura dal cuore di certi tifosi a quello di altri, magari acerrimi rivali, è piena la storia.
La differenza, oggi come oggi, la fanno prosaicamente le somme in gioco e chissà cosa direbbero i censori di un tempo, allora scandalizzati da stipendi che nel pallone contemporaneo apparirebbero ‘da fame’.
Se proprio dobbiamo sforzarci di muovere una critica a Messi, è quella di aver rinunciato a rappresentare un’eccezione, un Totti in terra catalana.
Che non sia insomma riuscito a meravigliarci anche fuori dal campo, apparendoci troppo scontato e prevedibile.
Come noi, del resto, troppo romantici.
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di Diego de la Vega
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