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Il cinema di Sergio Leone in primo piano

A Venezia l’arte del grande regista romano. All’Hotel Excelsior di Venezia si è tenuto l’appuntamento “Sergio Leone il Mito, Ennio Morricone la Musica”. Da un lato un regista che non passa mai di moda, dall’altro il più grande compositore di colonne sonore della storia del cinema.

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L’appuntamento di qualche giorno fa all’Hotel Excelsior di Venezia, “Sergio Leone il Mito, Ennio Morricone la Musica”, tenuto dal sottoscritto e guidato da Fulvio Giuliani, rappresenta il punto di incontro tra forme diverse di espressioni artistiche, cifra stilistica del modello cinematografico del regista.

La location elegante ed esclusiva mostra un fascino antico: le pareti che trasudano storia del cinema, la spiaggia privata, le teche con gli oggetti d’arte. E qui ti rendi conto di come quell’ambiente fosse ideale per il gusto di Sergio Leone. Nella villa di via Nepal all’Eur, dove risiedeva con la famiglia, trovavi raffinati mobili romani del diciassettesimo e diciottesimo secolo, l’argenteria nelle vetrinette, i divani comodi e spaziosi, alle pareti dipinti metafisici e surrealisti e una galleria di foto della moglie e dei figli.

All’Excelsior si vive invece in una dimensione aristocratica che fa a pugni con il popolo del Festival, i press agent, il tempo scandito dalla frenetica teoria di eventi, riunioni, conferenze stampa, interviste, proiezioni. Oltre la terrazza del bar si intravvedono gli ombrelloni-gazebo che rimandano alla memoria le scene di “C’era una volta in America”, la sabbia chiara e fina, il molo che si protende per una settantina di metri su quello spiazzo di mare che sa di leggenda.

È lì che Noodles-De Niro recita il Canto dei Cantici alla donna amata, Deborah-Elizabeth McGovern. È lì che Max-James Woods comunica a Noodles di voler organizzare il colpo del secolo alla Federal Reserve Bank d’America. In quel contesto – che ci fa vivere un’ideale staffetta di ricordi tra ieri e oggi – si è parlato del dietro le quinte dei film di Leone, della sua epica grandezza, del passare del tempo che “C’era una volta in America” fotografa in maniera tanto incisiva quanto poetica. Sono stati snocciolati aneddoti e verità nascoste. Si è fatto un paragone tra ieri e oggi.

Ad esempio sul senso della musica di Bruce Springsteen che scrive canzoni come piccole sceneggiature, ispirandosi ai film del Maestro, alle musiche di Morricone. L’attualità dei film di Leone sta nel senso del suo stesso mito. Quando un suo film passa in tv, raccoglie sempre più punti di share della media di rete sulla quale va in onda.

Le scuole di cinema moltiplicano corsi, incontri e approfondimenti su come le sue tecniche abbiano influenzato grandi registi come Scorsese, Spielberg, De Palma, Tarantino. Non solo. Scrive l’autorevole studioso Christopher Frayling: «Leone fu attratto da mondi artificiali e lontani in cui i dettagli realistici dell’apparenza erano frutto di accurate ricerche… in modo che il pubblico ci credesse». Come dire: il principio ante litteram della cosiddetta realtà virtuale, della cosiddetta realtà aumentata, prodigi delle tecnologie futuribili. La sua grande lezione era questa: restituire al cinema il suo incanto e al tempo stesso esprimere il suo disincanto verso il mondo contemporaneo. In poche parole: comunicare emozioni.

 

di Fabio Santini

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