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Al di là dei partiti

Il ddl Zan è fermo al palo. A fare da ago della bilancia è Italia Viva. Il passaggio a un sistema bicamerale imperfetto potrebbe essere la soluzione per sbloccare situazioni come queste

È ormai da qualche mese che la discussione sul ddl Zan occupa (giustamente) buona parte del dibattito pubblico e politico: un periodo caratterizzato dall’ostruzionismo della destra, dal tentativo di sensibilizzazione della sinistra e dalla mediazione dei partiti centristi.

Al centro della bufera c’è, in particolare, il senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva, il quale ha ordinato un dietrofront ai suoi colleghi di partito dopo che il disegno di legge – grazie ai loro voti – era passato alla Camera. E ora la proposta del deputato democratico Zan è in ostaggio al Senato.

Se da una parte è corretto accusare i partiti di incoerenza – o comunque rimproverare le loro posizioni – che non consentono l’approvazione della proposta di legge, dall’altra la motivazione di questo intoppo legislativo è da ritrovare nel sistema istituzionale.

Infatti, in Italia vige un sistema bicamerale “perfetto”, vale a dire che le due camere parlamentari hanno gli stessi identici poteri e differiscono su questioni che sono perlopiù formali (come il metodo di elezione su base regionale per il Senato). Questo sistema, però, presenta un’evidente disfunzione per quanto riguarda l’iter legislativo: consente un continuo rimpallo delle proposte di legge tra le due Aule, un “ping-pong” che allunga i tempi e che sdogana i cosiddetti “giochi di Palazzo”. E, oggi, questa dinamica è ben visibile.

I parlamentari di Italia Viva hanno ormai assunto il ruolo di ago della bilancia, ed è l’incoerenza tra le posizioni dei senatori e dei deputati dello stesso partito che, in questo momento, sta bloccando l’approvazione del ddl Zan. 

Andando oltre alle logiche politiche a noi ignote, e aggiungo ignobili, che hanno causato questa impasse, la necessità di superare un sistema istituzionale disfunzionale appare sempre più evidente. Il passaggio ad un sistema bicamerale “imperfetto” potrebbe essere la soluzione, oltre che un’occasione per rilanciare la rappresentanza regionale.

 

di Andrea Miniutti

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