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Il cinema ha sempre danzato con caso e necessità

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Televisione, cinema e new media”. Il tema è: sempre più spettatori vedono film sulle piattaforme e non in sala.

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Il cinema ha sempre danzato con caso e necessità

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Televisione, cinema e new media”. Il tema è: sempre più spettatori vedono film sulle piattaforme e non in sala.

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Il cinema ha sempre danzato con caso e necessità

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Televisione, cinema e new media”. Il tema è: sempre più spettatori vedono film sulle piattaforme e non in sala.

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Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Televisione, cinema e new media”. Il tema è: sempre più spettatori vedono film sulle piattaforme e non in sala.

La nuova arte emetteva i primi vagiti- i deboli polmoni ancora annaspavano in cerca d’aria nella frenesia di fine secolo- e subito era possibile incontrarla nelle fiere, per strada, come un vecchio amico. Ben presto, tuttavia, il pendolo ha emesso una decisa oscillazione nella direzione netta della Necessità.

Il cinema ha sempre danzato con caso e necessità, eppure negli ultimi anni è diventato un pas de deux che ha favorito inevitabilmente il consumo casalingo. Alcuni cineasti hanno sfruttato questa tendenza per creare film tanto più potenti quanto più è alta la sensazione di reclusione domestica di chi guarda, basti pensare a Inside di Bo Burnham, State a casa di Roan Johnson o Unfriended di Levan Gabriadze. È dunque evidente che chi lavora dietro la cinepresa abbia risposto a questa nuova configurazione del paesaggio distributivo alzando la posta, e altrettanto hanno fatto alcuni gestori di sale.

Anche solo concentrando lo sguardo sulla realtà milanese è possibile vedere come il cinema in quanto luogo si stia trasformando per accogliere sempre più morfologie: esempi lampanti sono il Cinema Mexico di via Savona e il progetto per il Nuovo Cinema Orchidea di via Terraggio, due luoghi che portano il concetto di esperienza in sala in direzioni tanto opposte quanto complementari.

Da una parte il dinamismo delle proiezioni del Rocky Horror Picture Show– con tanto di ballerini che trasportano il caos danzante della diegesi nello spazio del fruitore-, dall’altra l’immobile contemplazione di affreschi seicenteschi che accompagna l’altrettanto ipertrofica visione cinematografica. In entrambi i casi è possibile assistere a una ridefinizione del modo di guardare, che avviene grazie al sistema di corrispondenze innescato dallo spazio della sala: in fondo, l’eco dei passi di quegli uomini che hanno popolato il palazzo di via Terraggio non riverbera forse nelle immagini sul grande schermo? E, se ascoltiamo attentamente, non è lo stesso suono imperativo dei passi dei ballerini del Cinema Mexico?

A differenza dello spazio casalingo, questi luoghi non li dominiamo affatto. Sono loro a dominarci, e così la sala si configura come un qualcosa capace di mettere in discussione il nostro sguardo e arrangiare al contempo il mondo guardato.

In tal modo, nonostante una partitura sempre più complessa che espande i modi di fruizione, il cinema dall’essere Caso torna ad essere Necessità.

Di Conta Ariel

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