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Boom di lettori nel 2021, ma non sempre quantità è sinonimo di qualità

Secondo i dati Istat la pandemia ha portato l’aumento dei lettori nel nostro Paese. Il problema, però, è che ci siamo soffermati più sulla quantità rispetto alla qualità

Il dato positivo, forse l’unico, dell’impatto della pandemia riguarda l’aumento generale dei lettori nel nostro Paese.

L’Istat informa che gli italiani che nel 2019 avevano letto almeno un libro erano stati il 40% mentre l’anno scorso sono saliti al 41,4%. La notizia sembra aver entusiasmato le pagine culturali dei quotidiani. I commenti euforici a riguardo sono tanti.

Per “Avvenire” la motivazione di questa crescita sarebbe duplice: da un lato la solitudine da lockdown (nel buio della nostra cameretta abbiamo riscoperto i piaceri dimenticati di un buon libro), dall’altro l’avvento di Draghi, che ha portato voglia di competenza in politica e dunque una maggiore attenzione allo studio. L’Aie sottolinea inoltre che nel 2021 le vendite sono aumentate del 31% rispetto al 2019.

Tutto bello, è vero, ma questi dati non tengono conto della totalità del fenomeno.

Soffermandosi solo sulla loro quantità, dimenticano infatti la qualità dei libri letti e comprati. Le categorie che hanno incrementato di più le vendite sono state giochi e tempo libero (+302%), fumetti (+214%) e attualità politica (+99%). Secondo la classifica di Amazon, prima di trovare un classico dobbiamo scendere al numero 18 con “1984” di George Orwell e poi al 35 con “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman.

In generale, si può quindi affermare che i titoli più letti o più venduti evidenziano il bisogno di attenuare la claustrofobia esistenziale dovuta ai lockdown con un libro usa e getta oppure con l’ultimo saggio del virologo. Di successo anche la letteratura complottista e no-vax, con molti titoli in classifica che fanno leva sulla paura.

D’altronde, gli ultimi risultati Invalsi confermano che i giovani sono meno preparati nel 2021 rispetto al 2019, dato inspiegabile se ci si intestardisce sulla quantità della lettura e non sulla sua qualità. Sembra difficile, infatti, che la spinta alla lettura si inneschi senza un’implementazione strutturale dei fondi destinati allo sviluppo della cultura e dell’istruzione, come purtroppo avviene in Italia. Uno spunto di riflessione per il governo.

 

di Lorenzo Cazzulani

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