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Censura universitaria à la page contro le opere e il pensiero dei classici

La libertà di espressione è messa duramente alla prova da episodi di censura del pensiero classico nelle scuole e università. Non si tratta di casi isolati ma di un’ideologia dannosa che sfocia nel radicalismo.

Nel 2019 un collettivo studentesco ha impedito a Philippe Brunet, uno dei maggiori esperti di Eschilo, di dirigere la rappresentazione teatrale de “Le Supplici”.
Un’ottantina di persone ha violentemente fatto irruzione e aggredito il professore, sequestrando per ore i membri della compagnia.

Negli ultimi anni alcune opere di Euripide (“Le baccanti”), di Lovecraft e di Ovidio (Le Metamorfosi”) stanno subendo episodi gravissimi di censura nelle migliori università del mondo e nelle scuole superiori, fino alla cancellazione dai piani di studio. Si potrebbero citare molti altri casi, più o meno noti: dall’“Odissea” di Omero a “Il Buio oltre la siepe” di Harper Lee.

La libertà di espressione è messa in pericolo come quando le autorità italiane impedivano a Dario Fo di organizzare spettacoli ritenuti ‘osceni’ e vietavano la pubblicazione di opere che potessero offendere il comune senso del pudore.

In un articolo del 2015, apparso su una delle maggiori testate giornalistiche statunitensi, si proponeva addirittura l’eliminazione di interi versi dalle opere di Shakespeare, perché giudicati offensivi e in grado di disturbare gli studenti.
È evidente che non si tratta di episodi isolati: esiste un’ideologia perniciosa dietro a queste prese di posizione.

I valori non sono assoluti né eterni o metastorici, ma sono sincronicamente diversi nei vari popoli e diacronicamente mutevoli. Negarlo è indice di un atteggiamento pericoloso che pecca di eccessivo radicalismo.

Finirà che per mantenerci à la page disconosceremo il valore di ogni pensatore e politico mai esistito (a cominciare da Aristotele) e distruggeremo tutti i segni del passato perché adottando gli attuali metri di giudizio non si salverebbe nessuno.

 

di Gianluca Bisso

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