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Tradurre è tradire

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Traduzione specialistica e interpretariato di conferenza”. Il tema è: la traduzione come contributo imprescindibile alla comprensione e al dialogo.
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Tradurre è tradire

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Traduzione specialistica e interpretariato di conferenza”. Il tema è: la traduzione come contributo imprescindibile alla comprensione e al dialogo.
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Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Traduzione specialistica e interpretariato di conferenza”. Il tema è: la traduzione come contributo imprescindibile alla comprensione e al dialogo.
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Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Traduzione specialistica e interpretariato di conferenza”. Il tema è: la traduzione come contributo imprescindibile alla comprensione e al dialogo.

Da sempre, l’essere umano è caratterizzato da un assiduo senso di insoddisfazione. Questo inappagamento lo ha portato a impensabili scoperte: la conquista della Luna, per esempio, è stata un’impresa strabiliante; eppure, gli scienziati affermano che esistono luoghi sul nostro stesso pianeta, come le profondità dell’oceano, proibiti all’occhio umano. Sembra quasi un paradosso. La stessa situazione si osserva nel campo linguistico-culturale: l’inglese è ormai universalmente accettato come lingua veicolare e il livello di globalizzazione è tale che alcuni puristi gridano all’appiattimento culturale. Ma allora perché interpreti e traduttori riscontrano così tante difficoltà extralinguistiche? Un altro paradosso.

Tradurre è tradire. Molti e importanti progressi sono stati raggiunti in ambito traduttologico: dalla legge di San Gerolamo, che ricorda come non si debba verbum e verbo sed sensum exprimere de sensu, fino agli Interpreting Studies di Gile. Ma tradurre resta tradire. Il compito del traduttore, infatti, non consiste nel trasmettere un semplice concetto con le proprie parole: egli concilia mondi diversi.

È lui che deve assicurarsi che la veemenza dell’Italiano si adatti alla compostezza del Tedesco; è compito suo spiegare che se il Russo non concede un sorriso al suo interlocutore non è che per segno di rispetto. Perché il nostro mondo è, in realtà, un contenitore di molti universi spesso apparentemente incompatibili tra loro. Ed è proprio questa la sfida impossibile che seduce l’essere umano: tradurre, non parole, ma universi. Umberto Eco in “Dire quasi la stessa cosa” rimarca il ruolo fondamentale che la fedeltà riveste nel lavoro del traduttore. Eppure, tradurre è tradire. Ecco nell’accostamento impensabile tra fedeltà e tradimento, un ulteriore paradosso. La risoluzione dei nodi sta nell’accettare la differenza dell’altro e nell’andargli incontro, per capirlo e per farsi capire. Solo così il nostro paradosso traduttologico trova pace. Solo così interpreti e traduttori lavorano in completa serenità.

Pertanto, agli avanguardisti secondo cui: “La traduzione passerà alla tecnologia”, ai tradizionalisti per i quali: “Teniamo separate le culture” e ai perfezionisti che sottolineano: “La traduzione irreprensibile non esiste” vorrei rispondere che nella traduzione c’è molto di più. Grazie ai nuovi universi creati da traduttori e interpreti abbiamo la possibilità, come specie umana, di superare perfino noi stessi. Lottiamo, allora, perché lavorino in pace.

Di Giuditta Comuzzi

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