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Pandemia: uno sguardo allo specchio. Fragilità e debolezza della democrazia

Il potere è al banco di prova della pandemia: sarà l’occasione per rafforzare alcune figure o la democrazia saprà rispondere efficacemente?

 

Oggi diverse figure politiche sfruttano l’emergenza Covid per irrigidire il loro potere. Il presidente Orbán è uno di questi. Lo scorso anno il premier con un decreto legge riuscì ad ottenere dal Parlamento i pieni poteri senza limiti di tempo.  Ciò che lascia di stucco è stata ed è l’eccessiva prudenza dell’UE nell’agire contro un golpe ammantato di democrazia. Forse i politici dimenticano che i totalitarismi non sempre sorgono con colpi di Stato militari. 

Lo spettro dell’uomo forte viene anche dalla Cina. Il regime è riuscito a ribaltare la sua reputazione internazionale, passando da responsabile della pandemia a paradigma da seguire. Prima ha cercato di occultare le notizie. Infatti il medico scopritore del nuovo ceppo virale, Li Wenliang, inizialmente è stato costretto ad abiurare. È stato chiamato eroe solo dopo essere passato a miglior vita. Persino molti giornalisti cinesi sono stati imprigionati e quelli stranieri cacciati. Ora, dopo le misure altamente restrittive e la costruzione di strutture mediche ex nihilo, il regime si è presentato al pianeta e ai cinesi stessi come un’alternativa più valida alla lenta e incapace democrazia.

Un governo dispotico si fregia della rapidità delle azioni e del controllo capillare. La sicurezza è sì fondamentale per il cittadino in quanto egli ha bisogno che lo Stato lo protegga dagli illeciti. Ma un superiore controllo vale l’impossibilità di esprimere il proprio parere, di poterci riunire, di relazionarci gli uni agli altri liberamente? L’uomo ha un serio bisogno di dialogo con l’altro. Come afferma Confucio, il confronto è il mezzo che porta la persona alla pienezza di umanità.

L’Europa e la sua democrazia stanno correndo un grave rischio. Non solo deve fronteggiare l’emergenza sanitaria, ma contrapporsi agli strascichi politici che il virus lascia dietro sé. È importante non abbassare la guardia, perché la posta in gioco è troppo alta. Ne va dell’anima stessa dell’Europa, dei suoi cittadini, della sua tradizione liberale.

di Giuseppe Puleo

 

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