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Le tre strade per riempire i musei italiani

Le tre strade per riempire i musei italiani

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.
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Le tre strade per riempire i musei italiani

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.
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Le tre strade per riempire i musei italiani

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.
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Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.

Si sente spesso affermare a gran voce che il patrimonio artistico italiano è il più bello e il più ricco del mondo. Eppure, dati alla mano, solo una piccolissima percentuale delle opere di pregio conservate nel bel Paese vengono fruite, e ancor più tristemente, valorizzate nel migliore dei modi. Ma se il problema non è la qualità dei manufatti o dei luoghi culturali presenti in Italia, perché la maggior parte dei musei rimane vuoto? Il silenzio.

In effetti, a parte pochissime e molto celebri eccezioni, i beni culturali italiani soffrono di una sistematica e dilagante incapacità di comunicare con coloro che potrebbero beneficiare della loro conoscenza. Proprio per tale motivo è necessaria e auspicabile una rivoluzione comunicativa e, di conseguenza, promozionale che renda questo patrimonio in grado di richiamare il pubblico e di incrementare lo sviluppo turistico del paese.

Diverse potrebbero essere le soluzioni concrete applicabili per mettere a valore questa immensa ricchezza. La prima strada da percorrere: lo storytelling. Ogni manufatto, luogo o bene culturale, infatti, possiede una storia e su questa è necessario puntare per creare un gancio emotivo, prima ancora che intellettuale, che possa trasformare un vago interesse in curiosità e attenzione.

 Ma saper raccontare la cultura non è l’unico elemento che può incrementare la sua fruizione. Il secondo percorso da seguire è quello del network. In un ambito difficile come quello della promozione dei beni culturali e del turismo ad essi collegato, è necessario creare delle reti di scambio e dei sistemi per massimizzare l’uso delle risorse. Una volta radunati questi due ingredienti fondamentali, una storia e un sistema funzionante, l’ultimo tassello dovrebbe essere la customization. Comprendere quali siano le motivazioni che spingono le persone a spostarsi e l’analisi dei loro bisogni permetterebbe, infatti, di proporre delle esperienze culturali uniche nel loro genere.

Una buona sintesi di questi tre aspetti è riscontrabile nella Casa Museo Poldi Pezzoli di Milano. Essa, infatti, si propone di raccontare ai visitatori la storia della raccolta d’arte nata dalla passione di uno dei più raffinati collezionisti dell’Ottocento, appartiene a diversi circuiti museali, tra cui quello delle Case Museo di Milano, e offre percorsi specifici studiati nel dettaglio per le esigenze di ogni tipo di pubblico.

 Rimane solo da augurarsi che anche altri capiscano l’importanza di questi elementi trasformandoli in una prassi applicabile su larga scala.

 

di Alessandra Oliva

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