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Comici e comicità, si cambia

Lo show di Amazon Prime Video “LOL: Chi ride è fuori”, basato sul format giapponese Documental, oltre ad aver riscosso un grande successo tra il pubblico italiano ha favorito il dibattito su come stia evolvendo la comicità in Italia.

I protagonisti, dieci comici rinchiusi in una stanza per sei ore con l’obiettivo di far ridere gli altri, vengono prima ammoniti e poi espulsi dal gioco in caso di risata. Vince l’ultimo giocatore che rimane in gara.
Oltre all’originalità del format, le sei puntate sono state una vera boccata d’aria nel panorama delle OTT, tanto da essere stato riconfermato per una seconda stagione.

Recentemente anche Netflix sta investendo sulla comicità: “Temi caldi” di Edoardo Ferrario e “Il satiro parlante” di Saverio Raimondo sono solo due dei titoli di un catalogo internazionale che spesso lancia le carriere di giovani comici talentuosi.

Il nuovo genere della “stand up comedy” a cui si rifanno questi contenuti definisce la “forma zero” della comicità: un microfono, un’asta, uno sgabello sono sufficienti a cambiare il mercato della comicità nel nostro Paese, finora legato a un cabaret televisivo ormai ripetitivo e poco incline alle novità.

Non solo le OTT, ma anche il servizio pubblico negli ultimi tempi ha deciso di puntare sulla comicità. Se da un lato nel palinsesto Rai è presente un varietà più classico come “Un’ora sola vi vorrei”, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale comico di Enrico Brignano, una menzione particolare merita Valerio Lundini, personaggio rivelazione dell’anno secondo la stampa grazie al suo programma “Una pezza di Lundini”.

Ispirato alla corrente dell’anti-comedy, lo stile della trasmissione segue una linea nonsenso e consiste in una serie di gag e interviste surreali a personaggi dello spettacolo, che confermano il programma un capolavoro di metatelevisione senza nulla da invidiare alla comicità delle grandi piattaforme OTT.

 

di Alessia Luceri

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