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Riccastri

I dieci uomini più ricchi della Terra, quasi tutti guru dell’economia digitale, lo sono ancora di più grazie al Covid 19. Un settore che meriterebbe di essere regolamentato per evitare posizioni dominanti. Eppure questo loro dominio non infastidisce le persone. Da tempo Marx non abita più qui.
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I dieci uomini più ricchi della Terra, quasi tutti guru dell’economia digitale, lo sono ancora di più grazie al Covid 19. Un settore che meriterebbe di essere regolamentato per evitare posizioni dominanti. Eppure questo loro dominio non infastidisce le persone. Da tempo Marx non abita più qui.
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I dieci uomini più ricchi della Terra, quasi tutti guru dell’economia digitale, lo sono ancora di più grazie al Covid 19. Un settore che meriterebbe di essere regolamentato per evitare posizioni dominanti. Eppure questo loro dominio non infastidisce le persone. Da tempo Marx non abita più qui.
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I dieci uomini più ricchi della Terra, quasi tutti guru dell’economia digitale, lo sono ancora di più grazie al Covid 19. Un settore che meriterebbe di essere regolamentato per evitare posizioni dominanti. Eppure questo loro dominio non infastidisce le persone. Da tempo Marx non abita più qui.

Già definirli “ricconi” assomiglia a un giudizio di merito. Nel caso del nostro titolo, è una provocazione nei confronti di chi continua ad avere un’idea negativa del merito e del guadagno. Il rapporto dell’organizzazione no profit Oxfam, stilato in occasione del summit annuale di Davos, in Svizzera (non esattamente una località frequentata dal sottoproletariato urbano), pone l’accento sulle ricchezze accumulate dai dieci uomini più facoltosi della Terra.

Non c’è una donna, ma nessuno lo fa notare, forse perché gli ‘affamatori del popolo’ devono essere per forza maschi?! Ma torniamo a noi, i dieci ‘paperoni’ sono in realtà a tutti gli effetti delle superstar. In testa, il n. 1 e fondatore di Amazon Jeff Bezos, davanti al guru dell’elettrificazione del trasporto urbano Elon Musk con la sua Tesla e di recente navigatore del cosmo, nonché furbo profeta del politicamente scorretto.

Via via nomi popolarissimi, come Bill Gates – per qualche decennio Belzebù – e altri principi delle Big Tech, a cominciare dai fondatori di Google Larry Page e Sergej Brin. Fra i super-ricchi non legati all’economia digitale sopravvive solo il vecchio Warren Buffet, un altro di quelli che fa collezione di insulti. Fa capolino fra i primi dieci Steve Ballmer, a lungo ceo di Microsoft quando Gates lasciò il comando, universalmente noto per aver profetizzato il fallimento commerciale dell’iPhoneUn visionario…

Curiosità a parte, la classifica Oxfam certifica il predominio dell’economia digitale, il settore che a oggi necessiterebbe più di qualsiasi altro di una regolamentazione capace di evitare posizioni dominanti e un accumulo di capitali tale da distorcere il mercato stesso. Questo è il tema vero, non tanto divertirsi a contare i miliardi di questo o quello, esercizio tutto sommato inutile considerato che, superate determinate soglie, si entra nell’indeterminato. Il potere è il dato centrale, il potere di indirizzo su intere società.

Di questo dovremmo occuparci, piuttosto che dare il via al solito dibattito moralistico su quanto siano ricchi loro e quanto si stiano impoverendo in tanti. Perché, sia chiaro, i patrimoni dei super top sono difficili anche da immaginare, ma sono stati a lungo il termometro della crescita globale. È innegabile che la detestata globalizzazione abbia prodotto una drastica riduzione delle persone a rischio fame in tutto il mondo, almeno sino al disastro globale della pandemia.

Negli ultimi due anni, mentre un Bezos aumentava il proprio patrimonio di oltre 85 miliardi di dollari – frutto di un mondo che si è chiuso in casa, ma certo non ha rinunciato all’idea di ricevere beni direttamente in salotto – milioni di persone hanno sperimentato una dura contrazione del proprio potere d’acquisto. Parliamo, però, di 24 mesi, di una realtà contingente e dalle cause ben definite, destinata a esaurirsi.

Lasciando da parte il moralismo, i veri problemi sono la già citata e cruciale regolamentazione antitrust ma anche norme internazionali capaci di gestire, senza punire, la crescita di quel pugno di company che ridisegna il nostro mondo. Aziende così grandi da sfuggire alla capacità regolatoria dei singoli Stati. L’esperienza dell’Unione europea e della sua battaglia per la concorrenza sono una stella polare, ma anche l’Ue da sola non può raggiungere obiettivi definitivi.

Quanto ai ricconi superstar, sono amatissimi e seguitissimi dalle folle. Proprio quelle sulle cui spalle si sarebbero volgarmente arricchiti, secondo la narrazione cara ai profeti della ‘decrescita felice’. Un’illusione pauperistica e di ‘ridistribuzione del reddito’ affacciata sul nulla che in Italia abbiamo sperimentato con i danni del reddito di cittadinanza.

Se escludiamo Buffet, gli altri nove dei primi dieci cercano ossessivamente la legittimazione popolare perché in questa sta il segreto ultimo della loro fortuna. Almeno i vecchi capitalisti con cilindro e sigaro stavano sulle scatole al popolo, adesso sono proprio le folle social a inneggiare a gente che guadagna in un minuto quello che in tanti accumulano in dieci anni. Marx non abita più qui, da tempo.

 

di Fulvio Giuliani

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