AUTORE: Jean Valjean
Urge mettere su un semaforo spaziale. Perché il traffico non è più un problema riservato soltanto alle grandi metropoli terrestri ma pure al cosmo. La notizia è questa, a cavallo tra la farsa e la tragedia: secondo la Cina comunista due dei satelliti del miliardario Elon Musk, il patron della Tesla, avrebbero mancato di un soffio la collisione con una stazione spaziale cinese.
La passione di Musk per l’esplorazione dell’ignoto è nota. Meno noti sono gli effetti politici di questa navigazione in orbita. La sua azienda Space X, infatti, starebbe creando una certa arrabbiatura a Pechino. In un documento inviato all’ufficio Onu per gli affari dello spazio esterno è stato fatto presente che la stazione spaziale cinese Tiangong avrebbe dovuto eseguire manovre evasive in due occasioni, a luglio e a ottobre, per evitare uno scontro con la navicella Space X.
Sui social cinesi, letti solo in Cina (trattasi comunque di circa un miliardo e mezzo di persone), si sono scatenati i commenti contro Musk. La Space X dal canto suo, per adesso, non ha risposto alle accuse, anche perché – sostengono i più maligni – il mercato cinese per Tesla rappresenta un business cruciale.
Quanto al traffico nel cosmo, due annotazioni.
- La prima: ormai non è più – lo spazio – solo appannaggio degli Stati ma anche dei privati.
- Secondo: Space X avrebbe lanciato una costellazione di poco meno di 2mila satelliti per portare la connettività Internet in tutti gli angoli del mondo.
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