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Una banca dati di crimini di guerra per ottenere giustizia in Ucraina

EuroJust, l’agenzia Ue per la cooperazione giudiziaria penale, ha attivato una banca dati di crimini di guerra e contro l’umanità per processare le barbarie commesse in Ucraina dalla Russia. Perché la giustizia è una questione europea.

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Non è un adempimento formale quello che Commissione e Parlamento europeo si accingono a varare con l’approvazione di un nuovo regolamento per Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale. Si tratta di un’altra tappa importante per chi crede che la giustizia si affermerà comunque, anche per i gravi crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella guerra in Ucraina.

L’iniziativa nasce per volontà degli stessi membri di Eurojust: magistrati o ufficiali di polizia designati dagli Stati europei sulla base della loro esperienza. Hanno perciò ritenuto necessario rafforzare l’azione di sostegno e coordinamento dell’agenzia attraverso la realizzazione di una “banca dati” in cui saranno catalogate le prove relative agli oltre 8mila crimini internazionali che l’autorità giudiziaria ucraina e la Corte penale internazionale stanno perseguendo.

I rapporti tra gli organismi investigativi sono stati già definiti da specifici accordi di collaborazione, che hanno previsto sul campo l’intervento di Joint Investigation Team (Jit), le squadre investigative comuni. Di particolare rilievo è anche l’attivazione del Genocide Network, la rete europea per il perseguimento del genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra istituita nel 2002 e rafforzata con la Decisione 2003/335/GAI, che richiama le competenze sui crimini previsti dallo Statuto della Corte penale internazionale.

Eurojust è in coordinamento anche con la Freeze and Seize (Congelamento e Sequestro), un’altra rete istituita dalla Commissione europea per garantire l’attuazione delle sanzioni contro gli oligarchi russi e bielorussi. Un aspetto non secondario, posto che con i sequestri potrà assicurarsi l’effettiva riparazione per le vittime della popolazione ucraina.

I relatori della proposta del nuovo regolamento ora hanno guardato oltre, motivandola con la considerazione che «a causa delle ostilità in corso, le prove non possono essere conservate in modo sicuro in Ucraina». Da qui l’esigenza di garantire un archivio materiale e digitale ove custodire «le prove raccolte da agenzie e organismi dell’Unione, nonché da autorità nazionali e internazionali o terzi, come le organizzazioni della società civile». Eurojust ha già a disposizione una “banca dati” ma stavolta, data la particolarità del contesto, è emersa l’esigenza di “procedimentalizzare” in maniera mirata questa fase delicata della raccolta delle prove, anche secondo i princìpi di legal informatics, ovvero dell’informatica forense.

La ratio è volta dunque ad attivare una procedura di archiviazione che risulti valida sotto il profilo dell’utilizzo probatorio e inattaccabile sotto quello dell’attendibilità, anche con riferimento all’indipendenza e alla terzietà dell’organo responsabile del trattamento dei dati. Si dovranno acquisire «prove fondamentali sui principali crimini internazionali» che oggi sono solitamente disponibili in «video e registrazioni audio, nonché immagini satellitari e qualsiasi fotografia pertinente»: tutti supporti che devono essere verificati e garantiti nell’originalità sia nella fase di acquisizione che in quella del trattamento, che peraltro dovrà essere gestito per diversi anni. Un aspetto quest’ultimo che non andava trascurato, specie nella considerazione che i crimini di cui si tratta non sono soggetti a prescrizione.

La giustizia, per l’“Europa dei diritti”, non si fermerà.

 

di Maurizio Delli Santi

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