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Agrigento apre le braccia ai turisti, un bene prezioso a volte incompreso

Il turismo italiano è da sempre un motore importante del nostro Paese, sul quale c’è ancora molto da lavorare. Ma occhio ai furbetti che rischiano di rovinarlo.

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Partiamo dal presupposto che se volete visitarla, bene, sicuramente potrete mangiare a volontà cibo buono, perché le salite e le discese della città di Agrigento vi consentiranno di smaltirlo. Una volta preparate le vostre gambe e i vostri zaini siete pronti per visitare un pezzettino di cultura siciliana. 

A differenza di tempo fa, quest’anno ho ritrovato una città nuova e più aperta, migliorata sotto tanti aspetti: maggiore cura urbanistica e maggiore accessibilità per visitare luoghi storici e naturali bellissimi. Questa volta i turisti non sono così abbandonati a se stessi, basta solo informarsi un po’ prima di partire ed organizzare la visita della città, perché i furbetti sono sempre dietro l’angolo. Sono alla fermata dell’autobus davanti alla stazione centrale di Agrigento quando due turisti italiani, delle Marche e dell’Abruzzo, si avvicinano dispiaciuti di non poter raggiungere la Scala dei Turchi; peccato, però, che le informazioni loro date da un taxista non erano corrette.

Il nuovo servizio Temple Tour Bus consente, infatti, di poter fare un tour della città, scegliendo tra due percorsi: uno costiero e l’altro storico – centrale, alla modica cifra di 15 euro (con audioguida in 5 lingue: italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo). Il biglietto è valido per tutto il giorno, ed è possibile salire e scendere a qualsiasi fermata offerta dal servizio senza costi aggiuntivi.

Quello che viene detto ai ragazzi, invece, è che il prezzo è a tratta e non giornaliero, quindi avrebbero speso almeno 30 euro a persona, che l’autobus non sarebbe arrivato alla Scala dei Turchi e una volta giunti a Realmonte avrebbero dovuto comunque prendere un taxi. Secondo il taxista, che insistentemente raggiunge i ragazzi alla fermata del bus, il suo taxi è libero e avrebbero potuto raggiungere la Scala spendendo “solo” 70 euro. 

Una storia triste, perché racconta le famose “furbate all’italiana” che di astuto hanno ben poco. Basti pensare che sono proprio questi atti, purtroppo, a togliere non solo ai turisti la possibilità di visitare comodamente la città e così di tornare a casa, raccontare il loro viaggio e invogliare altri turisti a ripetere la loro esperienza, ma soprattutto, privano la città di un prezioso bene futuro, quello del settore turistico, con cui la città di Agrigento potrebbe tranquillamente vivere.  Per citare solo alcuni posti da visitare: il sito archeologico della Valle dei Templi – inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’UNESCO, è considerato un’ambita meta turistica con i suoi 1300 ettari, è infatti uno dei siti archeologici più grandi del Mediterraneo – la riserva naturale di Punta Bianca, la Scala dei Turchi, il Duomo, la casa di Pirandello, Capo Rossello di Realmonte, Torre Salsa, Eraclea Minoa, Sciacca e l’insolito Farm Cultural park di Favara. 

Durante il mio viaggio ho incontrato tantissimi turisti felici di poter visitare le nostre terre. Seduta ad uno dei tanti ristoranti, ho colto a pieno la loro contentezza nel gustare i nostri piatti, e ho capito perché, davvero, l’Italia è un posto meraviglioso e il cibo tra i primi benefici di cui godiamo senza accorgercene. Quello di Agrigento è solo un esempio, estendibile a qualsiasi città italiana se non addirittura anche ai paesi gioiello della nostra Italia, non è solo una storia triste ma uno spunto per imparare a tutelare il nostro territorio, anche da queste piccole cose: la prossima volta che incontrate un turista non fregatelo!

di Claudia Burgio

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