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Il critico tv, un mestiere che resta un mistero

Criticare è un lavoro che in taluni casi sconfina nella maleducazione. Le parole possono avere conseguenze nefaste, come ha raccontato di recente il conduttore Daniele Bossari.

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Più un programma, un conduttore o, in generale, uno showman piace al pubblico, più viene stroncato dalla critica. È il compito di chi demolire e snobbare lo fa di mestiere.

Criticare è sacrosanto e, molte volte, è un’occasione di spunti e riflessioni utili per migliorare ma come sempre c’è modus in rebus.
Chi distrugge va oltre la critica. Chi lo fa con una certa punta di “superiorità”, chi si sente legittimato a oltrepassare i confini dell’educazione solo perchè “ha un certo nome”, senza pensare alle conseguenze delle loro parole sui personaggi presi di mira, non è poi così diverso da certi leoni da tastiera che si schierano nei social.

Resta un mistero perché ad alcuni critici venga data la possibilità di offendere senza che nessuno dica nulla.

Questa riflessione è doverosa dopo l’ultima intervista al Corriere della Sera del conduttore televisivo e radiofonico Daniele Bossari, che non ha mai nascosto di aver passato un periodo di depressione e alcolismo agli inizi della sua carriera.

Ha dichiarato infatti che ha innescare il suo momento buio fu proprio la stroncatura da parte di un critico: “Mi disse che dovevo sbrigarmi perché la bellezza dell’asino svanisce e che io ero una nullità che non lasciava alcun segno nel pubblico – ha raccontato il vincitore del GF Vip – Mi sono rinchiuso in me stesso ed è a quel punto che mi sono ritrovato in un totale isolamento”. In quel periodo era arrivato a bere una bottiglia di whisky al giorno e a pensare al suicidio.

Al culmine del suo successo professionale di cui, forse, nemmeno lui era pronto a sostenere, le sue sicurezze vennero messe in discussione, sfociando in un malessere di cui ha fatto fatica a riprendersi.

Quando si fa questo mestiere, naturalmente, si è consapevoli di andare incontro a critiche da parte di esperti e del pubblico, ma a volte chi emette sentenze dimentica della persona che c’è dietro ad ogni artista. Una persona con dei sentimenti che soprattutto i critici, solo per il fatto di esercitare il loro mestiere, si sentono in dovere (o potere) di giudicare con parole pesanti.

Un conto è criticare una trasmissione poco riuscita, una canzone non poi così originale, altra storia è mettere in discussione la persona e le sue capacità.

In un periodo storico in cui l’odio in rete e nel mondo la fa da padrone, non sarebbe più corretto spiegare cos’è la tv con analisi oggettive e studi approfonditi e, in caso di flop, astenersi dall’attaccare le persone fermandosi semplicemente ai contenuti?

La questione riguarda tutto lo star system. “Lascia perdere, non sarai mai nessuno” sono stroncature che si sono sentite dire molti vip anche Oltreoceano.

Alcuni hanno preso queste parole come uno stimolo a non mollare, molti altri invece hanno abbandonato i loro sogni.

Harrison Ford, ad esempio, agli inizi della carriera era stato assunto come attore “rimpiazzo” per 150 dollari a settimana; dopo aver girato la sua prima brevissima scena, un produttore gli disse: “Ho visto le riprese di ieri: non hai speranze nel mondo del cinema, lascia perdere”.

Tutt’altro che semplice fu l’esordio anche per Meryl Streep. L’attrice hollywoodiana, oggi 72enne e con la bellezza di tre Oscar vinti, si sentì dire che “era troppo brutta per avere una parte” nel film King Kong. “Quel semplice commento sprezzante avrebbe potuto far deragliare i miei sogni di diventare un’attrice o costringermi a tirare su le maniche e credere in me stessa. Ma ho preso un respiro profondo e mi sono detta: “Mi spiace che tu pensi che io sia troppo brutta per il tuo film, ma la tua è solo un’opinione in un mare che ne contiene migliaia”, aveva dichiarato.

Non tutti hanno la stessa forza di reagire a questo tipo di cattiverie da parte di registi, critici, produttori discografici, cui sembra non interessare.

Indimenticabile rimane il caso di Mia Martini, ingiustamente accusata di “portare sfiga” dalle stesse persone dell’ambiente in cui lavorava. Accuse che la portarono a vivere una vita infelice, fino ad arrivare alla tragica morte.

Troppo spesso le luci dei riflettori si abbattono in maniera negativa sulla vita degli artisti, costringendoli a non potersi permettere alcun passo falso, in quanto continuamente sottoposti al giudizio della critica, che sentendosi inattaccabile non riesce più a distinguere un’opinione negativa dalla cattiveria gratuita.

 

Di Alessia Luceri

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