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“The Ferragnez”: c’è a chi piace

“The Ferragnez”, il prodotto targato Amazon Prime Video sta ricevendo molti consensi. Ma la scelta di affidarsi a uno psicoterapeuta con scene rigorosamente studiate a tavolino non permette di centrare l’obiettivo iniziale: mostrare la famiglia Ferragnez per quello che è.

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In una celebre scena del film “Il Cavaliere Oscuro”, il commissario Gordon dice che Harvey Dent “non è l’eroe che meritavamo, ma quello di cui avevamo bisogno”. Un parallelismo che potrebbe valere anche per la serie tv del momento: “The Ferragnez”.

Il successo del prodotto targato Amazon Prime Video, che racconta la vita del rapper Fedez e dell’influencer Chiara Ferragni – assieme a tutti i componenti della “famiglia Ferragnez”, genitori, sorelle e compagnia bella – è lo specchio di una società, che premia di fatto qualcosa di già visto e rivisto sui social ma di cui, evidentemente, non si stanca mai.

La domanda sorge spontanea: perché allora è stata realizzata?

L’intento originario di “The Ferragnez” era quello di coinvolgere anche i non fan della coppia nella loro quotidianità, mostrando i retroscena inediti dei momenti di vita più importanti, che nelle loro numerose storie Instagram non verrebbero mostrati. Nella serie, però, di spontaneo ed esclusivo c’è ben poco.

A partire dalla scelta della modalità narrativa del racconto, affidata alla voce di uno psicoterapeuta.

L’escamotage dell’analista è un elemento importante che spinge a normalizzare la necessità di confrontarsi con uno specialista, ma è anche una mossa studiata a tavolino per portare avanti una serie che è un continuo raccontare di cose, senza mai soffermarsi su nessuna di queste: si fanno lezioni di yoga, lezioni di capoeira, reunion di famiglia. In una scena il rapper di Rozzano decide perfino di provare una simulazione dei dolori del parto. Una vita che scorre differente ogni giorno e che viene mostrata sugli schermi spesso senza nessun senso logico.

E qui si giunge al secondo grande limite della serie. Il periodo che i Ferragnez hanno voluto raccontare va da dicembre 2020 ad aprile 2021: un periodo ricco di emozioni, come la seconda gravidanza dell’imprenditrice digitale e la prima volta in gara a Sanremo per Fedez. Un lasso di tempo così distante rispetto alla messa in onda da far apparire obsoleto il prodotto, orfano di colpi di scena tanto più che i due non si risparmiano mai sui social. I retroscena non sono più tali ma appaiono scontati e superflui, ancora di più a chi è fan della coppia.

Tra il coinvolgimento sconclusionato dei parenti e la voglia di immedesimazione con il pubblico (che non può esserci alla luce della vita agiata che non disdegnano di mostrare), un nota positiva c’è.

I due, seppur nella costruzione del racconto, hanno la capacità di mostrare il loro lato umano: sempre sorridente ed entusiasta Chiara, contro un più “cupo” e umorale Federico, che invece vorrebbe starsene quasi sempre per i fatti suoi.

Un mix perfetto nel gioco delle parti che mostra come l’amore e lo scambio nasca anche quando ci sono punti di vista diversi, ma soprattutto ci insegna l’importanza di mostrarsi fragili e vulnerabili senza vergogna alcuna. Come quando il tatuatissimo e all’apparenza sempre rude rapper si mette a piangere perché il suo comportamento fa soffrire la moglie, oppure quando quest’ultimo non riesce a trattenersi dal mostrare la sua ansia prima di salire sul palco di Sanremo.

“Penso che nella serie si vedrà il nostro lato più reale possibile” dice Chiara Ferragni alla fine dell’ultimo episodio di questa sorta di “Truman show” della loro vita. Una serie a tratti piacevole da vedere (se proprio non si ha nient’altro da fare).

 

Di Alessia Luceri

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