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Il patrimonio culturale Made in Italy

Il patrimonio culturale Made in Italy, tesoro da riscoprire

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.
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Il patrimonio culturale Made in Italy, tesoro da riscoprire

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.
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Il patrimonio culturale Made in Italy, tesoro da riscoprire

Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.
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Uno dei tre articoli finalisti della borsa di studio in collaborazione con l’Università IULM per il corso di studi “Arte, valorizzazione e mercato”. Il tema è: “strategie promozionali e comunicative per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano”.

Uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Quindi cosa fare? Come possiamo diffonderne al meglio la conoscenza?

Sebbene spesso, purtroppo, l’articolo 9 venga trascurato quasi abusato, rimane imprescindibile per la salvaguardia del primato culturale dell’Italia, mirabile museo diffuso che detiene non solo il maggior numero di siti protetti dall’Unesco, ma ben il 70% d’arte antica al mondo. Nella società del XXI secolo, sempre più globalizzata come pure alla costante ricerca di novità e sicurezze, è diventato inevitabile affidarsi a icone di successo che ne siano garanti: gli influencer marketing.

Non bisogna sottovalutarne il potenziale perché riuscirebbero a riportare al centro dell’attenzione mediatica i nostri luoghi della cultura, in più ne accrescerebbero il pubblico attirando quei milioni di follower a loro fidelizzati a livello internazionale. Il prototipo è stato “l’effetto Chiara Ferragni” al Museo degli Uffizi dopo la pandemia di Covid-19 la cui presenza ha provocato, rispetto al weekend precedente, un aumento pari al 27% di visitatori Under 25. Si tratta di una strategia valida anche per performer quali attori, cantanti o chef che, con la propria arte, renderebbero omaggio alle bellezze italiane come Roberto Bolle ha fatto di recente per il Teatro Antico di Taormina. Di riflesso, tutto il settore turistico ne trarrebbe benefici.

È altresì essenziale valutare il progresso tecnologico in termini sostenibili vale a dire di “supporto” all’esperienza fisica: i poc’anzi citati social media, l’intelligenza artificiale e gli NFT rafforzerebbero notevolmente le capacità di comprensione e d’insegnamento. La mission dei musei virtuali è ideare percorsi di visita innovativi e interattivi a portata di touch oppure di QR Code. La realtà aumentata, il digital diorama e le videoproiezioni risultano funzionali a creare suggestivi reenactment dove lo spettatore pensa, sente e vede come l’artista. Ad esempio, le mostre “Classic Paintings Revisited” di Peter Greenaway o “Leonardo: Experience a Masterpiece” del 2019 a Londra esplorano digitalmente l’opera fino a darle una nuova vita. Si potrebbero persino virtualizzare collezioni d’arte e certi capolavori scomparsi con applicazioni simili al game come “Father and Son” per il Museo Archeologico di Napoli.

Il patrimonio artistico ha un fortissimo impatto sull’intera economia in Italia, ma non per questo è legittimo sfruttarlo come una specie di giostra per il tempo libero. Dobbiamo darci da fare per trattarlo in qualità di valore a cui responsabilmente aspirare in quanto contestuale alla nostra identità di polítēs. La cultura è l’unica risorsa al mondo che più viene consumata più si rigenera.

 

di Sara Pianforini

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